Esercizio di bilancio elettorale

Di Francesca Cerminara

Dal discorso di insediamento del presidente Pertini, 9 luglio 1978:

“Dovrò essere il tutore delle garanzie e dei diritti costituzionali dei cittadini, dovrò difendere l’unità e l’indipendenza della nazione nel rispetto degli impegni internazionali e delle sue alleanze, liberamente contratte. Dobbiamo prepararci ad inserire sempre più l’Italia nella comunità più vasta che è l’Europa, avviata alla sua unificazione…

E’ con l’unità nazionale che tutte le riforme, cui aspira da anni la classe lavoratrice, potranno essere attuate. Bisogna sia assicurato il lavoro ad ogni cittadino, la disoccupazione è un male tremendo che porta anche alla disperazione….Bisogna risolvere il problema della casa, perché ogni famiglia possa avere una dimora dignitosa…Deve essere tutelata la salute di ogni cittadino. L’istruzione deve essere davvero universale, accessibile a tutti, l’Italia ha bisogno di avanzare in tutti i campi del sapere, per reggere il confronto con le esigenze della nuova civiltà che si profila….Bisogna che la Repubblica sia giusta e incorrotta, forte ed umana…Viva la Repubblica, viva l’Italia”

CANZONE ITALIA di Mino Reitano

Sono trascorsi 40 anni dal discorso del Presidente Pertini, che nonostante fosse inserito in una realtà politica, economica e sociale profondamente diversa da quella odierna, risulta ancora attuale per i temi trattati e che dovrebbero essere alla base di qualsiasi campagna elettorale, lavoro, welfare, sicurezza, ma per riuscire ad ottenere gli obiettivi primari di una democrazia, è altrettanto doveroso gettare le basi di una corretta e sostenibile politica di bilancio. Ed è solo su questo argomento che cercheremo di tirare le fila in attesa delle elezioni politiche italiane del 4 marzo.

Finanziariamente un rischio correlato all’incertezza del risultato politico è la percezione del rischio paese, che sui mercati si tramuta nella volatilità dei tassi di interesse e del premio al rischio credito richiesto dagli investitori, tema vitale per soggetti altamente indebitati come l’Italia.

Le politiche monetarie straordinarie della Banca Centrale Europea sono riuscite a ridurre notevolmente il costo del debito negli anni di crisi.

Fonte: Mef, dipartimento del Tesoro

Fonte: Mef, dipartimento del Tesoro

E’ però probabile che con la fine dell’anno il supporto di cui l’unione europea ha beneficiato volga al termine, riportando di nuovo alla ribalta il tema della sostenibilità del debito, tema che dovrebbe avere un ruolo chiave anche nelle dichiarazioni elettorali. La corretta gestione del debito pubblico è di per sé una misura a favore della crescita economica, indispensabile per la gestione del bene pubblico. In uno studio condotto dal Fondo Monetario Internazionale, si mette in relazione il livello di Debito con l’andamento della crescita.

A parziale rettifica di un lavoro di Reinhart e Rogoff del 2010 dove si identificava la soglia massima del 90% di Debt/Gdp per non compromettere la crescita economica futura, IMF ritiene che questo sia veritiero nell’anno successivo al superamento della soglia, ma diventa più aleatorio per orizzonti più lunghi.

Fonte: IMF working paper, Debt and Growth: Is there a magic threshold?

Viene inoltre portata  l’attenzione sulla traiettoria del debito, come vero driver della crescita prospettica: paesi con altro debito, ma decrescente, riescono storicamente a crescere ai livelli degli altri.

Fonte: IMF working paper, Debt and Growth: Is there a magic threshold?

Per agire efficacemente sulla traiettoria di debito e crescita è quindi necessario avere una visione prospettica del bilancio pubblico. Encomiabile l’iniziativa del direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani, Carlo Cottarelli, che chiede a tutti i leader dei partiti politici in lizza per le prossime elezioni di rispondere, come parte del proprio programma elettorale, a tre domande:

  • Livello di deficit e saldo primario delle pubbliche amministrazioni espresso in percentuale del PIL
  • Livello delle spese e delle entrate pubbliche rispetto al Pil
  • Rapporto tra debito pubblico e Pil

Naturalmente questi obiettivi si basano su ipotesi economiche quali tasso di crescita e di inflazione.

“Ricevere una risposta a queste domande ci consentirebbe anche di capire meglio le implicazioni per il percorso di risanamento dei conti pubblici delle nuove iniziative di spesa o di tassazione: se certe risorse che potrebbero essere usate per ridurre il debito pubblico, saranno invece utilizzate per nuove iniziative, la riduzione del debito sarà meno marcata, o sarà di nuovo posticipata”. C. Cottarelli

Ad oggi i partiti politici che hanno presentato le risposte sono: Più Europa, Forza Italia, Energie per L’Italia, Partito democratico e Lega Nord.

Risultati completi sul sito dell’osservatorio CPI.

Programmi politici variegati: c’è chi punta ad un aumento del deficit, chi promette detassazioni, chi prevede di aumentare l’avanzo primario con politiche di privatizzazioni, ma traversale su tutti, si evidenzia una riduzione del debito particolarmente aggressiva, con stime di crescita a volte significativamente più alte di quelle proiettate dallo staff BCE e con un costo del debito stabile o mediamente in discesa, scenario forse troppo ottimistico in previsione di anni di politiche monetarie europee che tenderanno alla restrizione.

 

 

 

 

 

Fonte: Eurosystem staff macroeconimic projections for the euro area countries, december 2017

Agli elettori l’ardua sentenza:

La storia siamo noi, nessuno si senta offeso,
siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo.
La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.
La storia siamo noi,
siamo noi queste onde nel mare,

questo rumore che rompe il silenzio,
questo silenzio così duro da raccontare.
E poi ti dicono “Tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera”.
Ma è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera.

La storia siamo noi,
siamo noi che abbiamo tutto da vincere, eeeeeh  tutto da perdere.
“ La storia, Francesco De Gregori”

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