consigli per gli investimenti – investire dopo il voto

Intervista al Dottor Marco Rosati, Amministratore Delegato di Zenit Sgr, su quali sono le considerazioni da fare prima di investire in Italia nei settori, azionario, obbligazionario e al di fuori dei confini italiani.
Quali considerazioni fare, oggi, prima di investire?
Come sempre, capire cosa ci si aspetta dai propri investimenti. In Italia, il risultato delle elezioni non aiuta certo a capire quale strada verrà seguita. Nel mondo, invece, la maggiore incognita è quella del fisco/americano. Dall’altra parte, c’è un mondo che continua ad andare bene, molte aree cosiddette emergenti, un Giappone che sta intraprendendo una politica del tutto nuova che ha portato grossi benefici ai mercati finanziari locali. E poi ci sono alcune aree europee che, dopa anni di rallentamento economico e di mancati interventi per lo sviluppa, sono in una situazione di stagnazione che le attività finanziarie riflettono in pieno nei prezzi.Come muoversi, dunque, in questa fase?
Sui mercati azionari, quello italiano in particolare, nelle difficoltà si aprono ottime opportunità quando determinati prezzi scendono in modo non correlato rispetto alle realtà aziendali e ai veri valori intrinseci.Quindi se uno riesce a comprare cose buone in un momento di disaffezione le paga meno e rischia di fare buoni affari. Ciò vale soprattutto nel settore delle società a piccola e media capitalizzazione, che poi sono quelle più orientate all’estero e con ottimi fondamentali.E sull’obbligazionario?
l titoli di Stato stanno esprimendo un rendimento che non è da crisi né da ottimismo. Nell’offerta dei nostri titoli di Stato, le più convenienti fra tutte sono le tre emissioni dei Btp Italia, con una scadenza tutto sommato corta, nel 2016, quindi dai tre anni ai tre anni e mezzo. A livelli tecnici, offrono un rendimento assolutamente migliore rispetto a molti altri titoli di Stato di pari durata.

Fuori dai confini italiani?
C’è molto poco che non presenti rischi o abbia un minimo rendimento. Se ci limitiamo all’euro, ci dobbiamo accontentare di tassi a zero, che poi sono quelli tedeschi o simil-tedeschi. Non crediamo, comunque, che i mercati internazionali riserveranno grosse sorprese negative. Azionario americano ed emergente – in particolare quello asiatico – noi li reputiamo un’ottima diversificazione. Se vogliamo diversificare dall’euro, privilegiamo il dollaro americano, che è sempre la moneta principe. Non prenderemo alcuna scommessa di duration lunga, dato che i tossi sono a livelli bassissimi ovunque. Gli high yield li abbiamo avuti ma li stiamo riducendo, perché dopo il rally degli ultimi due anni oggi gli spread rispetto all’investment grade sono troppo compressi e inizia a non esserci più un corretto premio per il rischio.

 

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